Ciao a tutti, futuri colleghi architetti e professionisti in erba! Ricordo ancora l’ansia che mi prendeva al solo pensiero del colloquio per l’Esame di Stato, quella prova che sembra un ostacolo insormontabile, vero?
Vi confesso, anch’io mi sono sentito come in bilico, tra la paura di non farcela e l’immensa voglia di realizzare il mio sogno. Ma posso assicurarvi, con la giusta preparazione, questo momento può trasformarsi in un’opportunità brillante per mostrare tutto il vostro valore, la vostra visione unica e la vostra vera passione per l’architettura.
Oggi più che mai, in un’Italia che guarda a nuove normative sulla sostenibilità e all’imprescindibile ruolo della digitalizzazione nel mondo delle costruzioni, il colloquio non è più solo una verifica di conoscenze tecniche, ma una vera e propria vetrina della vostra capacità di pensare al futuro, di innovare e di risolvere problemi complessi, magari anche discutendo il vostro prezioso portfolio.
Ho scoperto, sulla mia pelle, che non basta studiare i manuali, ma serve una strategia per presentarsi al meglio, gestire l’emozione e rispondere con sicurezza anche alle domande più inaspettate, da quelle sul vostro progetto a quelle sulla storia dell’architettura o la deontologia professionale.
Siete pronti a trasformare l’ansia in una performance impeccabile? Continuate a leggere e vi svelerò i miei consigli d’oro per affrontare il colloquio con la massima sicurezza!
La Mentalità Vincente: Non Solo Studio, Ma Preparazione Psicologica

Per quanto sembri un cliché, il segreto per affrontare al meglio il colloquio d’esame non risiede solo nel “sapere”, ma anche nel “saper essere”. L’Esame di Stato è una maratona, non uno sprint, e la parte orale è la volata finale.
Ti assicuro che la tensione può giocare brutto scherzi, e un’ottima preparazione tecnica può essere vanificata da un blocco emotivo. È per questo che, fin dai primi giorni di studio, ho imparato a dedicare del tempo alla mia preparazione mentale.
Non si tratta di meditazione trascendentale, eh, ma di piccoli accorgimenti che fanno la differenza. Pensate che io, la sera prima, facevo un ripasso “leggero” e poi mi concedevo un buon film o una passeggiata, giusto per staccare e non arrivare con la testa affollata di nozioni e, soprattutto, di paure.
Questo mi ha permesso di presentarmi al colloquio riposato e con la mente lucida, pronto a dimostrare davvero quello che avevo imparato, senza che l’ansia prendesse il sopravvento.
La gestione dello stress è cruciale per permettere alla tua vera conoscenza di emergere, non per nasconderla sotto un velo di nervosismo.
Affrontare l’Ansia con Strategie Concrete
L’ansia è una reazione naturale, non qualcosa da demonizzare. Quello che ho imparato è che si può imparare a gestirla, a trasformarla da nemico a una sorta di “carburante” per la concentrazione.
Una tecnica che a me ha funzionato tantissimo è stata la respirazione diaframmatica: qualche respiro profondo prima di entrare nella sala d’esame o, nel caso di colloqui a distanza (come quelli resi possibili dal Milleproroghe in alcuni anni recenti), proprio prima di accendere la telecamera.
Sembra banale, ma abbassa il battito cardiaco e ti aiuta a riprendere il controllo. Un altro consiglio d’oro è quello di preparare delle frasi di apertura e chiusura del colloquio: sapere esattamente come iniziare e finire ti dà un senso di controllo che riduce l’incertezza, una delle maggiori fonti di ansia.
Ho visto candidati eccellenti balbettare alle prime domande per pura agitazione, e onestamente, è un peccato non mostrare subito la propria sicurezza.
Ricorda, il primo impatto conta, e una mente calma è il miglior biglietto da visita.
Visualizzare il Successo per Costruire Fiducia
La visualizzazione è un potere incredibile. Lo so, sembra un po’ da guru, ma provateci: ogni giorno, per pochi minuti, immaginatevi seduti di fronte alla commissione (o alla telecamera), calmi, sicuri, mentre rispondete con chiarezza e passione.
Immaginatevi mentre spiegate i vostri progetti con entusiasmo, mentre rispondete con prontezza alle domande più insidiose, e soprattutto, mentre sentite il suono del “promosso!”.
Questa pratica, quasi un allenamento mentale, mi ha aiutato a costruire una fiducia in me stesso che altrimenti sarebbe stato difficile raggiungere solo sui libri.
Non è una magia, ma un modo per abituare la mente alla situazione, rendendola meno “spaventosa” quando sarà il momento. È come provare e riprovare un discorso importante: più lo visualizzi, più ti sentirai a tuo agio a pronunciarlo.
Navigare nel Mare delle Normative e delle Nuove Tecnologie
Il mondo dell’architettura è in continua evoluzione, e la commissione d’esame lo sa bene. Non aspettarti domande solo sui grandi maestri o sui materiali tradizionali.
Le normative attuali, specialmente quelle legate alla sostenibilità, all’efficienza energetica e alla digitalizzazione, sono un terreno fertile per le domande, e un’area in cui puoi davvero brillare, dimostrando di essere un professionista al passo coi tempi.
Ho passato ore a spulciare le ultime leggi, i decreti attuativi, le linee guida europee e nazionali. Non solo per imparare le nozioni, ma per capire lo spirito che le anima, il perché di certe scelte.
Pensate alla transizione ecologica, alla necessità di costruire in modo più efficiente e meno impattante: queste non sono più solo tendenze, ma imperativi che plasmano la nostra professione.
Capire queste dinamiche e saperne parlare con cognizione di causa, mostrando una visione proattiva, è un enorme vantaggio.
La Sostenibilità e il Digitale: Non Dettagli, Ma Pilastri
Negli ultimi anni, in Italia, l’attenzione alla sostenibilità è cresciuta esponenzialmente. Non si tratta solo di sapere cos’è il BIM, o quali sono i criteri CAM (Criteri Ambientali Minimi), ma di aver interiorizzato questi concetti e di saperli applicare ai progetti.
Quando parlo di “sostenibilità” mi riferisco a tutto: dal risparmio energetico dei nuovi edifici ai materiali a basso impatto ambientale, dalla riqualificazione urbana al riuso degli spazi esistenti.
La digitalizzazione, poi, è la chiave per la progettazione e la gestione del cantiere moderno. Conoscere strumenti come il BIM (Building Information Modeling) non è più un optional, ma una competenza fondamentale che dimostra la tua capacità di innovare e di essere efficiente.
Ricordo un mio colloquio in cui mi chiesero un parere sulle sfide dell’architettura nel prossimo decennio: aver potuto spaziare tra l’impatto del cambiamento climatico e l’opportunità offerta dall’Intelligenza Artificiale nella progettazione mi ha sicuramente distinto.
Aggiornarsi Costantemente: Un Dovere e un Vantaggio
Il panorama normativo cambia in fretta, è un dato di fatto. Ciò che era valido ieri, oggi potrebbe non esserlo più, o aver subito delle modifiche. L’esame di stato, in un certo senso, testa anche la tua proattività nell’aggiornarti.
Seguo sempre con grande interesse i webinar degli Ordini professionali, leggo le riviste di settore e partecipo a forum online dove si discutono le ultime novità.
Questo non solo mi arricchisce professionalmente, ma mi dà una sicurezza incredibile quando devo affrontare argomenti specifici. Pensate alle continue evoluzioni del Codice degli Appalti o delle normative sismiche: essere aggiornati non è solo una dimostrazione di competenza, ma un modo per prevenire errori e offrire soluzioni innovative.
La commissione apprezza molto chi dimostra di avere una visione olistica e dinamica della professione.
Il Tuo Portfolio: La Voce dei Tuoi Progetti
Il portfolio non è una semplice raccolta di disegni, è la tua storia professionale, il racconto visivo e concettuale di chi sei come architetto. Ho visto tanti colleghi spendere energie incredibili nella preparazione tecnica, per poi presentare un portfolio raffazzonato, quasi come un dovere da sbrigare.
Grande errore! Il portfolio è la tua occasione per far vedere non solo cosa sai fare, ma come pensi, quali sono le tue passioni, la tua estetica, la tua visione del mondo.
È il momento in cui la tua personalità si intreccia con le tue competenze. La commissione, spesso, parte proprio da lì per le domande, quindi deve essere impeccabile, curato in ogni dettaglio, ma soprattutto parlante.
Deve suscitare curiosità, invitare alla discussione, non solo mostrare abilità tecniche. Un buon portfolio è un ottimo inizio per orientare il colloquio sugli argomenti a te più cari e in cui ti senti più forte.
Selezionare e Raccontare con Curatela
Non è la quantità che conta, ma la qualità e la capacità di sintesi. Carlo Ratti, un nome che non ha bisogno di presentazioni, consiglia di avere un mix equilibrato di testo e immagini, e di raccontare l’esperienza professionale e di studi in modo sintetico.
Io ho imparato a scegliere 3-5 progetti che mi rappresentano al meglio, che mostrano diverse sfaccettature delle mie competenze: magari un progetto urbano, uno di restauro o riqualificazione, e uno più innovativo o sperimentale.
Per ognuno, ho creato una narrazione che va oltre la semplice descrizione: ho spiegato le sfide affrontate, le scelte progettuali, la filosofia alla base, i materiali pensati, e l’impatto desiderato.
Un buon racconto può trasformare un semplice disegno in un’idea potente, e questo è ciò che la commissione vuole vedere: non solo la mano che disegna, ma la mente che progetta.
Oltre il Disegno: Mostrare il Pensiero Progettuale
Il portfolio deve essere una finestra sul tuo processo creativo. Non limitarti a mostrare le piante, i prospetti e le sezioni finali. Includi schizzi iniziali, diagrammi concettuali, studi volumetrici, ricerche sui materiali, render che esprimano l’atmosfera e la funzionalità degli spazi.
Questo mostra che dietro al progetto c’è un pensiero profondo, una metodologia, una capacità di problem-solving. Ho notato che spesso le domande della commissione si sono concentrate proprio su questi aspetti “dietro le quinte” del progetto, perché è lì che si manifesta la vera competenza e la capacità di elaborare soluzioni complesse.
E non dimenticare di menzionare il contesto normativo, le scelte di sostenibilità e le integrazioni tecnologiche che hai pensato per i tuoi progetti.
Simulare per Dominare: L’Allenamento Rende Perfetti
Non c’è niente di peggio che affrontare un colloquio impreparati alla dinamica stessa dell’interazione. Lo studio sui libri è fondamentale, ma l’abilità di comunicare le proprie conoscenze in modo chiaro, conciso e convincente si affina solo con la pratica.
Proprio come un atleta si allena prima di una gara, anche noi aspiranti architetti dovremmo simulare il colloquio più e più volte. Ricordo le serate passate con altri colleghi a interrogarci a vicenda, a metterci in difficoltà con domande a bruciapelo, a cronometrare le risposte.
È stato un esercizio estenuante, a volte frustrante, ma incredibilmente utile. Ha forgiato la mia capacità di sintesi e la mia prontezza, facendomi sentire molto più a mio agio quando è arrivato il momento della vera prova.
Non sottovalutate mai il potere della pratica mirata.
Mettiti alla Prova: Simulate il Colloquio
Trova uno o due colleghi fidati, o anche un amico paziente, e organizza delle vere e proprie simulazioni. Alterna i ruoli: a volte sarai tu il candidato, altre il commissario.
Prepara un set di domande (magari ispirandoti a quelle più frequenti trovate online o da chi ha già sostenuto l’esame), includendo sia quesiti tecnici che culturali, normativi e deontologici.
Io facevo registrare le mie risposte per poi riascoltarmi: notavo le esitazioni, le ripetizioni, i tic nervosi. Era imbarazzante, lo ammetto, ma incredibilmente efficace per correggere il tiro.
È proprio in questi momenti che impari a trasformare l’incertezza in assertività. Pensate a quanto siete bravi a disegnare un progetto su carta: ora immaginate di “disegnare” la vostra risposta perfetta, passo dopo passo.
Il Feedback: La Bussola del Miglioramento
Dopo ogni simulazione, è essenziale chiedere un feedback sincero. Chiedi ai tuoi “esaminatori” cosa è andato bene, ma soprattutto cosa potresti migliorare.
Ascolta attentamente le critiche costruttive, perché sono oro. Non difenderti, ma cerca di capire il loro punto di vista. Io chiedevo sempre: “Sono stato chiaro?
La mia risposta era esauriente? Ho divagato troppo? Ero abbastanza sicuro?” Questo processo di auto-analisi e di ricezione di feedback esterno è stato cruciale per me.
Mi ha permesso di affinare non solo i contenuti delle mie risposte, ma anche il mio modo di presentarli, rendendoli più efficaci e professionali. Il feedback è una bussola che ti guida verso la performance perfetta.
Gestire l’Imprevisto: Risposte Sicure a Domande Inaspettate

Non importa quanto tu sia preparato, ci sarà sempre quella domanda che ti coglie alla sprovvista. La commissione a volte lo fa apposta, per testare la tua capacità di ragionamento e la tua reazione sotto pressione.
La mia strategia è sempre stata quella di non andare nel panico, di prendermi un attimo per riflettere e, se necessario, di riformulare la domanda o chiedere chiarimenti.
È meglio un secondo di silenzio per riorganizzare le idee che una risposta affrettata e incoerente. Ho imparato che anche non sapere una cosa può essere gestito con intelligenza, dimostrando comunque un approccio logico e professionale.
Non farti spaventare dall’ignoto, ma preparati ad affrontarlo con la stessa calma con cui affronteresti un problema progettuale complesso.
Dalla Storia alla Deontologia: Coprire Ogni Angolo
Le domande possono spaziare davvero tanto: dalla storia dell’architettura e l’analisi di un’opera specifica, alla deontologia professionale, al Codice degli Appalti, alla sicurezza in cantiere.
È un calderone, lo so. Per coprire il più possibile, ho creato una sorta di mappa mentale degli argomenti “caldi” e ho dedicato a ciascuno un ripasso mirato.
Ad esempio, per la storia, mi sono concentrato sui movimenti chiave del ‘900 e del contemporaneo, con un occhio di riguardo ai maestri italiani. Per la deontologia, ho letto e riletto il codice, cercando di capire i principi che lo animano più che le singole regole.
La commissione vuole vedere un professionista consapevole del suo ruolo sociale e delle sue responsabilità, non solo un tecnico. Ed è qui che puoi mostrare la tua cultura professionale a 360 gradi.
Non Aver Paura di Dire “Non So” (Ma con Intelligenza)
Se ti trovi di fronte a una domanda alla quale proprio non sai rispondere, non farti prendere dal panico e non inventare risposte campate in aria. È molto più onesto e professionale ammettere di non conoscere un dettaglio specifico, ma farlo con intelligenza.
Ad esempio, potresti dire: “Non ho approfondito specificamente questo aspetto, ma immagino che rientri nel campo di…”, oppure “Non ho una risposta immediata a questa domanda, ma la mia ipotesi è che si potrebbe affrontare il problema considerando…”.
Questo dimostra umiltà, ma anche capacità di ragionamento e un approccio critico, doti molto apprezzate. Nessuno si aspetta che tu sappia tutto, ma ci si aspetta che tu sappia come affrontare l’ignoto o dove cercare le informazioni.
La Comunicazione Non Verbale: Il Tuo Alleato Silenzioso
Siamo architetti, e sappiamo bene quanto il linguaggio sia importante. Ma spesso ci dimentichiamo che la comunicazione non è fatta solo di parole. Il tuo corpo, la tua postura, il tuo sguardo, persino il modo in cui gestisci le mani, parlano prima ancora che tu apra bocca.
Ho sempre cercato di curare questi aspetti, perché ho capito che possono rafforzare il messaggio che voglio trasmettere o, al contrario, indebolirlo. Una postura eretta, uno sguardo diretto ma non aggressivo, un sorriso sereno possono fare miracoli nel trasmettere sicurezza e tranquillità, sia alla commissione che a te stesso.
È come il design di un edificio: ogni elemento contribuisce all’armonia generale, e il tuo corpo è il tuo primo progetto da curare in un colloquio.
Il Linguaggio del Corpo: Un Messaggio Potente
Fai attenzione a come ti siedi, a dove appoggi le mani. Evita di incrociare le braccia, che può essere interpretato come chiusura. Mantieni un contatto visivo adeguato con i membri della commissione: questo trasmette onestà e fiducia.
Anche la gestualità può aiutare, purché sia contenuta e naturale, non eccessiva. Ricordo di aver visto un candidato che gesticolava così tanto da distrarre la commissione, quasi un mimo!
Cerca un equilibrio. Se il colloquio è a distanza, presta attenzione allo sfondo, all’illuminazione, e assicurati che la telecamera sia all’altezza giusta.
Questi dettagli, apparentemente secondari, contribuiscono a creare un’immagine professionale e a tuo agio, un aspetto fondamentale quando non puoi mostrare tangibilmente il tuo portfolio.
L’Ascolto Attivo: Comprendere per Rispondere Meglio
Un errore comune è quello di essere talmente concentrati su ciò che si vuole dire da non ascoltare bene la domanda. L’ascolto attivo è una competenza fondamentale.
Ascolta attentamente ogni parola della domanda, prenditi un istante per elaborarla, e solo poi formula la tua risposta. Se non sei sicuro di aver capito, non aver paura di chiedere: “Se ho ben compreso, la vostra domanda riguarda…”.
Questo ti dà tempo prezioso per pensare e dimostra rispetto per l’interlocutore. A me è capitato spesso di fare così, e ho sempre ricevuto un cenno di assenso da parte della commissione, che ha apprezzato la mia volontà di essere preciso e di non dare nulla per scontato.
| Area di Preparazione | Cosa Considerare | Consigli Utili |
|---|---|---|
| Conoscenze Tecniche e Normative | Legislazione attuale (urbanistica, edilizia, sicurezza, appalti), normative su sostenibilità e efficienza energetica, BIM e digitalizzazione, storia dell’architettura moderna. | Studia le ultime edizioni del Codice degli Appalti e del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia). Segui i corsi di aggiornamento su BIM e sostenibilità. Ripassa i movimenti architettonici del ‘900 italiano e internazionale. |
| Portfolio | Selezione curata dei progetti (3-5 lavori più rappresentativi), equilibrio tra testo e immagini, racconto del processo progettuale, integrazione di soluzioni innovative. | Prepara una narrazione avvincente per ogni progetto. Includi schizzi, concept e dettagli costruttivi. Sii pronto a discutere ogni aspetto, dal concept ai materiali. |
| Soft Skills e Presentazione | Gestione dello stress e dell’ansia, comunicazione verbale (chiarezza, sintesi) e non verbale (postura, sguardo, gestualità), capacità di ascolto, intelligenza emotiva. | Esercitati con simulazioni di colloquio, registrati per auto-valutarti. Pratica la respirazione profonda. Prepara frasi di apertura e chiusura. |
Il Dopo Colloquio: Mantenere la Lucidità e Guardare Avanti
Una volta usciti dalla sala d’esame, o chiusa la videochiamata, la tensione accumulata si scioglie e si rischia di cadere in un vortice di pensieri e auto-critiche.
“Avrò risposto bene a quella domanda? E se avessi detto così invece?” Questo è perfettamente normale, credetemi, l’ho provato anch’io. Ma è fondamentale, in questo momento, mantenere la lucidità.
Il colloquio è fatto, il tuo lavoro è finito. Ora non serve a nulla rimuginare. Quello che conta è affrontare il periodo di attesa dei risultati con serenità, e, qualunque sia l’esito, trarne un insegnamento per il futuro.
Ogni esperienza, positiva o negativa che sia, è un mattoncino in più per la nostra crescita professionale e personale.
Riflessione Costruttiva: Cosa Ho Imparato?
Invece di concentrarti solo sugli errori, prova a fare una riflessione più costruttiva. Appena possibile, magari il giorno dopo, quando la mente è un po’ più sgombra, pensa a come ti sei sentito, a quali domande ti hanno messo in difficoltà e a quali, invece, ti hanno fatto sentire sicuro.
Questo esercizio non serve a tormentarsi, ma a identificare i tuoi punti di forza e le aree in cui potresti migliorare, non solo per il prossimo colloquio, ma per la tua intera carriera.
Io ho tenuto un piccolo diario di queste riflessioni dopo ogni esame, e mi ha aiutato tantissimo a capire i miei schemi di reazione e a migliorare nel tempo.
È un investimento su te stesso che non ha prezzo.
Prossimi Passi: Mantenere l’Entusiasmo
Sia che l’esito sia positivo o che tu debba riprovare, l’importante è non perdere l’entusiasmo e la motivazione per la professione che hai scelto. Se hai superato l’esame, congratulazioni!
È l’inizio di una nuova avventura. Se invece non è andata come speravi, non scoraggiarti. L’esame di Stato è una prova tosta, e molti ci passano più di una volta.
Prendi un po’ di tempo per ricaricare le batterie, analizza lucidamente cosa non ha funzionato e riparti con un piano di studio ancora più mirato. L’architettura è una passione che richiede dedizione e resilienza.
Continua a studiare, a progettare, a esplorare nuove idee. Il tuo sogno è a portata di mano, e ogni passo, anche quello più difficile, ti avvicina a realizzarlo.
Conclusione
Amici e futuri architetti, spero davvero che i miei consigli, frutto di esperienze vissute in prima persona, possano esservi d’aiuto in questo percorso così importante. Ricordatevi che l’Esame di Stato è sì una prova, ma è soprattutto un’opportunità per dimostrare chi siete e cosa volete diventare nel mondo dell’architettura italiana. Non lasciatevi intimidire, ma affrontate ogni fase con la grinta e la passione che vi hanno spinto fin qui. In bocca al lupo, e che la vostra visione del futuro si concretizzi al meglio!
Informazioni Utili da Sapere
1. Non trascurare la preparazione psicologica: è un tassello fondamentale quanto lo studio tecnico. Una mente serena performa meglio sotto pressione.
2. Aggiornati costantemente sulle normative italiane e europee, soprattutto in materia di sostenibilità, bonus edilizi e digitalizzazione (BIM).
3. Il tuo portfolio è il tuo biglietto da visita: curalo con passione, racconta le tue storie progettuali e non limitarti a mostrare solo i disegni finali.
4. Simula il colloquio più volte con amici o colleghi. Ricevere feedback sinceri è il modo migliore per affinare le tue risposte e la tua sicurezza.
5. Sii te stesso e dimostra la tua passione. La commissione cerca futuri professionisti con un’anima, non solo con un bagaglio di nozioni.
Punti Chiave da Ricordare
Ricorda, la tua preparazione per l’Esame di Stato in Architettura non si limita alla memorizzazione di nozioni. È un percorso che intreccia competenza tecnica, visione progettuale innovativa e una profonda consapevolezza del tuo ruolo etico e sociale. Sviluppare una mentalità resiliente, affinare le tue capacità comunicative e presentare un portfolio che parli di te sono le chiavi per trasformare l’ansia in una performance eccellente. Sii proattivo nell’aggiornamento e non temere l’imprevisto: la tua capacità di affrontare le sfide è la tua più grande risorsa.
Domande Frequenti (FAQ) 📖
D: Come posso gestire l’ansia e la paura che mi assalgono prima e durante il colloquio dell’Esame di Stato?
R: Dovete sapere, cari futuri colleghi, che l’ansia è un’emozione perfettamente normale, anzi, a volte può persino essere un segnale che ci teniamo davvero a fare bene!
Ricordo ancora le notti insonni, con mille pensieri che mi frullavano in testa, e quella sensazione di avere un nodo alla gola. La chiave, secondo me, è trasformare quella tensione in energia positiva.
Prima di tutto, la preparazione: sapere di aver studiato a fondo e di aver compreso davvero ogni sfumatura vi darà una base solida di sicurezza, quella sensazione di dire “io so cosa dico”.
Ma non basta. Ho scoperto che visualizzare il successo, immaginarmi mentre rispondo con calma e chiarezza, aiuta tantissimo. Provate a fare delle simulazioni di colloquio con amici o colleghi, registratevi anche!
Sentirsi a proprio agio con la propria voce e il proprio linguaggio del corpo è fondamentale. E poi, proprio prima di entrare, fate qualche respiro profondo, trovate il vostro centro.
Chiudete gli occhi per un istante e ricordatevi che siete lì per mostrare la vostra passione, non per recitare un copione o per essere perfetti. Se un attimo di incertezza dovesse affiorare durante il colloquio, prendetevi un secondo per riordinare le idee, è permesso e denota maturità.
È un momento per brillare, non per tremare!
D: Oltre alle conoscenze tecniche, quali sono le qualità o gli aspetti che la commissione cerca maggiormente in un candidato oggi, considerando le nuove sfide del settore?
R: Questa è una domanda eccellente e tocca un punto cruciale, un vero punto di svolta rispetto a qualche anno fa! Oggi l’architetto non è più solo un tecnico che sa applicare formule, ma un vero e proprio “problem solver” con una visione a 360 gradi, un anticipatore di tendenze e un custode del nostro futuro.
La commissione, ve lo dico per esperienza diretta, non cerca solo chi ha memorizzato i manuali e recita articoli di legge, ma chi sa connettere i puntini, chi mostra pensiero critico e proattività.
Con le nuove normative sulla sostenibilità (pensate al Green Deal europeo e a come l’Italia si sta adeguando), l’attenzione all’impatto ambientale, l’efficienza energetica e l’integrazione del digitale (BIM, realtà aumentata, modellazione parametrica, ecc.) nel processo progettuale, è fondamentale dimostrare di essere aggiornati e, soprattutto, di saper applicare questi concetti in modo concreto e intelligente.
Pensate a come il vostro progetto (o quelli su cui avete lavorato, magari anche in università) risponde a queste esigenze. Sottolineate la vostra capacità di innovare, di proporre soluzioni non convenzionali ma ben fondate, magari con un tocco di creatività che vi contraddistingue.
Portate il vostro portfolio non solo come prova di capacità grafica o tecnica, ma come racconto di un percorso di pensiero, di come avete affrontato sfide complesse e trovato soluzioni originali.
Vogliono vedere la vostra “anima” da architetto, la vostra etica professionale e la vostra capacità di comunicare la vostra visione con chiarezza e passione.
D: Quali strategie di preparazione “non convenzionali” o al di fuori dei libri mi consiglieresti per affrontare il colloquio con maggiore sicurezza?
R: Ah, questa è la parte più interessante, quella che fa la differenza, credetemi! Sulla mia pelle ho imparato che i libri sono una base imprescindibile, certo, ma la vera preparazione si fa “sul campo” e con una mente aperta, curiosa, quasi da detective.
Innanzitutto, parlate, parlate, parlate! Discutete i vostri progetti con chiunque sia disposto ad ascoltarvi: amici, colleghi, magari un architetto esperto che conoscete e che stimate.
Ricevere feedback diversi vi aiuterà a vedere il vostro lavoro da nuove prospettive, a identificare i punti deboli e a rafforzare le vostre argomentazioni.
A volte, un occhio esterno nota dettagli che a noi sfuggono. Poi, non sottovalutate il potere di essere aggiornati sull’attualità. Leggete riviste di settore, seguite i dibattiti sulle ultime normative edilizie in Italia, magari qualche caso studio di successo (o meno) di recupero urbano o riqualificazione energetica.
Questo vi darà argomenti di discussione “freschi” e dimostrerà la vostra curiosità e il vostro interesse per la professione in un contesto reale, dinamico.
Un’altra cosa che ho trovato incredibilmente utile è stata “giocare” all’esaminatore con i miei compagni di studio. Ci interrogavamo a vicenda sulle domande più insidiose, quelle che ti lasciano un attimo senza parole o che ti spingono a pensare fuori dagli schemi.
E non dimenticate di curare il vostro linguaggio: la chiarezza espositiva, la capacità di essere concisi ma esaustivi, la capacità di comunicare anche concetti complessi in modo semplice, sono doti che si affinano con la pratica costante.
Non è solo questione di sapere, ma di saper comunicare quello che si sa con passione e autorevolezza, quasi come se stessi raccontando una storia.






